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Geografia umana e economica

Gli Indios rappresentano ormai solo una debole minoranza (0,1%); la maggior parte della popolazione è costituita da bianchi (54%) e meticci (39%).
L'eterogenità degli abitanti non ha impedito la fusione in una solida collettività nazionale.
Il centro di addensamento si è continuamente spostato dal vecchio Brasile coloniale del Nord Est alle nuove terre del tropico e del Brasile subtropicale.
I centri di forte densità si trovano tuttavia sulla costa o nelle sue vicinanze, in contrasto con le zone disabitate dell'Amazzonia e del Brasile centrale e occidentale.
Nell'interno del Brasile le città sono rare.
La popolazione urbana costituisce il 76,6% del totale: due metropoli San Paolo e Rio de Janeiro oltrepassano i 9 milioni di abitanti e altre cinque (Belo Horizonte, Fortalezza, Porto Alegre, Recifre e Salvador) superano abbondantemente il milione di abitanti.
Il tasso di mortalità si aggira intorno al 9 (per mille), quello di natalità è in costante diminuzione (21 [per mille]).
La mortalità infantile resta piuttosto elevata, ma le prospettive di vita si sono allungate: 57 anni per gli uomini, 67 per le donne.
La religione predominante è quella cattolica (88%), con minoranze di protestanti, buddhisti, ortodossi, musulmani.
Fra gli Indios sopravvivono ancora culti animisti.
Grande diffusione in tutto il paese e di qui in tutto il mondo hanno avuto negli anni più recenti le sette della macumba (afro-brasiliana) e della religione espirita.
La lingua ufficiale è il portoghese.
Solo una porzione relativamente modesta del territorio viene sfruttata in modo adeguato per l'agricoltura (5,7%).
La struttura fondiaria presenta, come nella maggior parte dei paesi del Terzo Mondo tropicale, forti diseguaglianze: la metà della proprietà è sotto i 10 ettari, ma occupa soltanto il 3% della superficie agricola sfruttata.
All'estremo opposto le proprietà con oltre 6000 ettari sono soltante l'1% e coprono quasi il 40% del territorio coltivato.
Le grandi proprietà dedite alla coltivazione di canna da zucchero, cacao e caffè e all'allevamento, soprattutto di bovini.
Le piccole proprietà praticano un'agricoltura abitudinaria di colture per uso alimentare.
In testa alle produzioni agricole viene il mais (323 milioni di q l'anno), seguito da soia, frumento e fagioli neri, i quali sono, insieme con il riso, alla base dell'alimentazione quotidiana.
Un grande sviluppo ha avuto la coltivazione del cotone.
Oltre ai bovini (151 milioni di capi), si allevano anche ovini (20 milioni), caprini (12 milioni) e suini (30 milioni).
All'agricoltura si dedica il 21% della popolazione.
Nell'industria mineraria ha origine antiche l'estrazione dell'oro (80000 Kg l'anno) e dei diamanti.
Oggi i giacimenti più importanti sono quelli di ferro e manganese.
Si estraggono anche petrolio (32 milioni di t l'anno) e gas naturale.
La gamma delle industrie di trasformazione è assai varia: prevalgono comunque le industrie tessili, siderurgiche e automobilistiche.
Ben sviluppata è anche l'industria che sfrutta le immense risorse del paese.
Negli anni recenti si è sviluppata anche l'industria chimica.
Dopo il "miracolo" della fine anni Sessanta e dei primi anni Settanta, l'economia brasiliana si è dimostrata incapace di reggere il confronto internazionale, facendo crescere a dismisura il debito interno e il debito estero.
Nel 1994 per combattere la forte inflazione è stata adottata lka nuova moneta (real).
Il Brasile è stato uno dei più convinti promotori del Mercosur (1995), l'area di libero scambio dell'America Latina che ha dato impulso agli scambi fra i paesi membri e di conseguenza all'industria brasiliana.

 

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