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Economia

Un' economia troppo dipendente dall'estero

Nell'America Latina l'agricoltura e l'allevamento sono le attività economiche maggiormente praticate in questi paesi.
In questi paesi infatti il lavoro contadino è molto praticato ed è un lavoro molto duro perché viene fatto ancora con sistemi rudimentali.
Inoltre il territorio coltivato appartiene maggiormente ai grandi proprietari che coltivano soprattutto piantagioni poiché si coltivano frutti maggiormente esportati all'estero guadagnandoci così di più.
I piccoli proprietari terrieri invece, coltivano soprattutto mais e altri tipi di generi alimentari che servono per il loro fabbisogno nutritivo.
Proprio per questo motivo furono fatte da questi governi delle riforme agrarie per aumentare il territorio a disposizione dei piccoli proprietari terrieri cosa che non è servita a molto perché non si è considerato sufficientemente il problema di insegnare alla popolazione che amministra questi piccoli appezzamenti di terreno ad usare un'agricoltura in modo più moderno.
In questi paesi inoltre si è imposta una specie di monocoltura perché per esempio a Cuba si coltiva la canna da zuccheri, nel Brasile Colombia e Haiti si coltiva il caffè, in Guatemala si coltivano le banane, e per finire, in Argentina Paraguay e Uruguay è sviluppata la produzione di carne.
Come nelle altre regioni in via di sviluppo, nell'America Latina è molto sviluppato lo sfruttamento minerario delle regioni più ricche composte ad esempio dall'Europa e dal Giappone.
Per questo motivo oltre al tradizionale sfruttamento dell'oro e dell'argento, in Bolivia si estrae lo stagno, in Cile e in Perù si estrae il rame, in Brasile e in Venezuela si estrae il ferro, in Giamaica si estrae la bauxite e in Cuba si estrae il nichel.
Ma comunque il materiale più importante rimane come sempre il petrolio che ne usufruisce soprattutto i paesi più sviluppati mentre i guadagni di queste popolazioni dall'esportazione di questo materiale sono veramente molto bassi.
Nel settore industriale delle popolazioni dell'America Latina sono presenti molte potenze straniere tra i quali ricordiamo maggiormente il Giappone.
Il settore terziario è molto debole ma sta assumendo un'importanza sempre maggiore il turismo soprattutto nel Mar dei Caraibi tra cui le Antille sono una meta sempre più richiesta.

Le difficoltà di un gigante

Il Brasile oltre ad essere il più vasto e popolato Stato dell'America Latina, è anche la principale potenza della regione.
Nel campo economico il Brasile sta decollando per tre motivi: l'industria si sta espandendo, la rete di comunicazioni anche, e le riserve minerarie sono in via di sfruttamento.
Il Brasile inoltre non bisogna scordare, che è tra i più importanti paesi agricoli poiché questa fonte economica è in forte attivo.
In questo Paese si coltivano soprattutto le piantagioni poiché la maggior parte del terreno è più frequentemente sottratto per appunto gli scopi internazionali.
Le poche colture private inoltre, sono praticate soprattutto in modo rudimentale e quindi poco produttive poiché si è calcolato che un agricoltore brasiliano è 50 volte inferiore a uno statunitense.
Anche l'industria sta assumendo un forte potere economico poiché lavora in essa il 23% della popolazione attiva.
I settori più importanti dell'industria sono quelli agro-alimentari, tessili, meccanici e siderurgici.
Queste industrie però sono sempre più soggette alle multinazionali che molto spesso danno al paese pochi soldi non sufficienti per l'economia di questo Paese.
Ultimamente però proprio per questo motivo è stata fatta una riforma che ha imposto dei regolamenti che impongono le multinazionali a investire maggiori profitti al Paese.
La parte più sviluppata del Paese è quella parte del territorio che si snoda lungo la fascia costiera.
Proprio a causa di questo problema si trovano nel Brasile forti squilibri regionali legati alla distribuzione della popolazione, delle città, delle industrie, del reddito pro capite, e quindi della ricchezza.

Quadro economico

Economia. Paese dotato di notevolissime risorse naturali, di grandi estensioni di terre vergini e di una popolazione relativamente densa, è caratterizzato da uno sviluppo economico tumultuoso, ciclico e territorialmente squilibrato. Alle ardite realizzazioni della moderna economia, tanto nel settore agricolo quanto in quello industriale, che conferiscono ad alcune limitate zone il volto tipico delle grandi regioni industriali, si affiancano vaste aree dove predominano tuttora condizioni di profonda arretratezza e miseria. L'agricoltura brasiliana presenta dunque due volti ben distinti. Il primo è dato dalle grandi aziende monocolturali, modernamente attrezzate. Si tratta appunto delle grandi fazendas, dove si praticano le colture specializzate di caffè, cacao, tabacco, cotone, banane e canna da zucchero. Il caffè pone il Brasile, con circa un terzo della produzione mondiale, alla testa dei Paesi esportatori. Soia e agrumi (in particolare arance) sono pure in testa alla produzione agricola e incidono notevolmente sul valore totale dell'export. Il cacao, pianta tipicamente equatoriale, ha una larga diffusione e alimenta una buona esportazione, anche dei suoi sottoprodotti. Altre colture sono destinate al consumo interno: mais, arachidi, riso, agrumi, frutta tropicale, uva, legumi, manioca. La zootecnia ha grandissima importanza: l'allevamento dei bovini (oltre 153 milioni di capi) è gestito da grandi aziende specializzate. Larga parte dei prodotti dell'allevamento (carni fresche e congelate) è esportata. Rilevante è pure il settore suinicolo (33 milioni di capi). Il patrimonio forestale (oltre 500 milioni di ha) offre grandi quantità di legname pregiato, soprattutto cedro e palissandro, oltre a legname da opera, ma è oggi messo in pericolo dalla deforestazione indiscriminata della regione amazzonica; l'Hevea (caucciù), che costituì per un certo periodo il nerbo dell'economia brasiliana, va declinando. Rilevante la pesca, sia marittima sia interna. Le basi della moderna industria brasiliana (sostenuta da capitali inglesi in origine, quindi statunitensi) poggiano sulle risorse del sottosuolo. Gli ingenti giacimenti di minerali di ferro del Minas Gerais hanno consentito il nascere dell'industria siderurgica. Ciò ha reso possibile una certa diversificazione dell'industria meccanica, con fabbriche di autoveicoli, macchine agricole, aerei ecc. In varie regioni del Paese si trovano inoltre giacimenti di berillio, rame, nichel, zinco e magnesite, oltre ai fosfati. Notevoli i giacimenti di minerali preziosi (oro, diamanti). Tra le industrie tradizionali vanno segnalate quelle alimentari (lavorazione delle carni), tessili e del tabacco. Un limite allo sviluppo industriale è posto dalla scarsità di fonti energetiche. Le vie di comunicazione stradali e ferroviarie, sviluppate nelle regioni costiere, si fanno rade e rudimentali all'interno. I maggiori porti marittimi sono quelli di Rio de Janeiro, Recife, Santos, Salvador, Belém, Macapá, Pórto Alegre.

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