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Geografia

Le meraviglie della natura

Scimmie
Scimmie

La grande foresta antica ha un nome in due versioni, una femminile (a mata atlantica, ad indicare la porzione che quasi sfiora le rive dell’oceano, composta di piante relativamente basse e a ciuffi sparsi, con qualche albero colossale) ed una maschile (o mato grosso, la foresta pluviale vera e propria che tutti conosciamo, come una leggenda). La grande foresta pluviale brasiliana, sempre insidiata dall’egoismo umano, è una vera cassaforte piena di tesori preziosi.
È un vero polmone per l’intero globo, di cui regola l’umidità, la temperatura atmosferica… Gli scempi che l’uomo riesce a produrre in questa riserva naturale sono stati finora enormi ed è grande il pericolo che si corre, specialmente con la deforestazione progettata per trovare nuove terre da coltivare. Eppure tutti sanno che tenere “pulito” (si fa per dire) un terreno disboscato esige una quantità enorme d’energie, tale da non giustificare il disboscamento. Ma l’esperienza sembra non insegnare nulla! 

La foresta contiene una quantità enorme di piante officinali, preziosissime per la salute dell’essere umano. Lo sanno gli agentes da saude, che nei luoghi dove non arriva il medico lo sostituiscono, che sono spesso esperti erboristi e che conoscono le proprietà curative di vegetali a noi sconosciuti. Sono i depositari della sapienza antica delle popolazioni indigene, oggi in gran parte estinte, uccise dai colonizzatori anche attraverso malattie importate dagli stessi.
La foresta pluviale (la più grande al mondo) fornisce legname pregiato, come la jacaranda, un genere di pianta di cui conosciamo molto bene la ovalifolia, albero alto 3-4 metri con bellissimo fogliame e fiori azzurri ed il cui legno odoroso, rosso venato di nero, è il celebre palissandro, usato massello in ebanisteria e mobili di lusso, e sotto forma di esili lastre per impiallacciare mobili più a buon mercato.
Ed i fiori? Quante magnifiche specie sono celate nel fitto sottobosco? Lussuose orchidee dai colori e dalle forme più diverse. Piccoli fiori dalle tinte smaglianti. Una serie infinita di varietà di ibiscus, quasi un simbolo di questo prodigio della natura.
Un’altra meraviglia della natura è il Pantanal, un’enorme palude, un immenso labirinto di acque (230 mila chilometri quadrati di superficie) tutte correnti, legate fra loro a formare laghi, stagni, canali tra i quali sorgono isole e distese boscose. Tra gli alberi, assai prezioso per la scarsa popolazione c’è l’ipé, che si trova soltanto qui, dal cui tronco i pantaineros (gli abitanti del Pantanal) ricavano le loro canoe, leggere e resistenti.
Qui i pesci sono numerosissimi e qui troviamo i leggendari jacaré alligatori e caimani, che la leggenda descrive come terrificanti mangiatori anche di uomini. “La bocca gli si aprì, la bocca era un inferno…”, recita una poesia popolare. Un tempo i mitici jacaré erano cacciati senza pietà da uomini coraggiosi e sprezzanti il pericolo rappresentato dall’enorme bocca e dalla coda… e finivano in borsette, valigie e scarpe dall’altissimo prezzo. Oggi sono invece specie protette.
Come la mata e il mato, anche il pantanal è meta turistica: e qui la così detta civiltà ha perpetrato i suoi piccoli delitti d’inquinamento.
Un’altra meraviglia che non si può fare a meno di citare è la fittissima rete di fiumi che percorrono l’intero territorio. Il grande re è il Rio delle Amazzoni, il più grande fiume del mondo, che nasce in Perù, ma che è diventato ormai il simbolo del Brasile, la sua grande e vitale arteria. La rete fittissima dei suoi affluenti, la foce a delta teatro di poderose maree, tutto sul Rio è immenso, splendido, inimmaginabile, se non lo si è visto almeno una volta. Non c’è paesaggio al mondo che eguagli l’intreccio inestricabile di mangrovie, liane, minuscoli villaggi arrampicati sulle rive… unica parte visibile dell’invisibile intrico della foresta che nasconde ancora chissà quali meraviglie, chissà quali tribù ancora sconosciute, mai venute a contatto con la civiltà (per quanto contraddittorio suoni questo sostantivo, applicato alle alte tecnologie fortemente inquinanti, di cui l’Occidente è depositario e amministratore).

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