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Geografia > Geografia umana

I “depositari” della sofferenza

 Donne, anziani (i pochi che ci sono) e bambini sono i veri “depositari” della sofferenza, in Brasile come ovunque nel mondo in via di sviluppo. Sono i più deboli, quelli che non hanno voce, quelli che faticano di più.
 Le bambine e le donne giovani vendono il proprio corpo per sfamarsi, per procurare cibo alla famiglia, composta generalmente da una donna più vecchia e da molti bambini, figli di padri diversi.
 Già, e i padri? Dove sono? Cosa fanno? Perché sono latitanti sul fronte familiare? Nelle classi povere, gli uomini sono il simbolo dell’incostanza. Machos per vocazione e per obbligo sociale, sembrano soltanto dediti ad ingravidare povere donne, per poi abbandonarle insieme con i “prodotti” del loro sport preferito. Certo, non tutti sono così, e non tutte le famiglie sono a base femminile.
E forse gli uomini non hanno nemmeno tutte le colpe, presi singolarmente. La cultura che vuole l’uomo brasiliano macho a tutti i costi (tanto che dai piccoli borghesi in su, il padre porta il figlio maschio al bordello perché venga iniziato al sesso da un’esperta meretrice, e guai al ragazzino se non combina nulla!), le grandi distanze che fanno dell’emigrante  uno sradicato senza tetto né legge, la carenza di lavori stabili, insomma tutto un bagaglio che rende l’uomo un pochino meno colpevole delle proprie “distrazioni” (chiamiamole così per non infierire). 

Senza scuse sono invece i gestori della prostituzione, quelli che sul commercio del sesso guadagnano e vivono alla grande. E non meno disprezzabili sono i fruitori del commercio del sesso, i signori clienti, che sfruttano doppiamente le povere creature che cadono nelle loro grinfie. Specialmente gli europei non sono brutali come i machos locali (stupratori, magari, delle loro stesse figlie), sono anche gentili, conoscono l’arte della coccola, dell’approccio tenero… Illudono le meninas facendo credere loro che torneranno, che le sposeranno. Ma come l’incosciente Pinkerton della favola di Butterfly, si guardano bene dal tornare.
Quando questi signori non fanno di peggio: cioè con il miraggio di un matrimonio e di una sistemazione definitiva, attirano le poverette in Europa (o in Estremo Oriente) per farle prostituire in una terra lontana, dove non hanno nemmeno il conforto di trovarsi la sera, in riva al mare, a sognare in compagnia, fra loro, fra meninas de programa.
Vecchi poveri ce ne sono pochi: si muore prima. Di stenti, di malattia. Il povero, se si ammala ed è sperso nei villaggi lungo il fiume o nella foresta, o guarisce da solo o muore. E nessuno ci fa caso. Se vive in città, o muore senza cure a casa propria, o negli ospedali civili, di Stato,  dove le cure anche ci sarebbero, ma devi portarti tutto il resto da casa. Soltanto il volontariato, soltanto la presenza dei religiosi (nel campo della sanità e dell’istruzione relativa in prima fila ci sono i camilliani) rende meno dura la sorte dei malati poveri. Ma gli ospedali diocesani, quelli retti dai religiosi, non ci sono dappertutto e il territorio è immenso. Brasile esagerato anche sotto questo aspetto.

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