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Antiche radici

Non è stato solo l'universo magico a caratterizzare la vita degli afro-brasiliani, una delle maggiori componenti etniche del grande Paese sudamericano. Da sempre la loro condizione è stata influenzata dai fattori economici. Dopo i lunghi e dolorosi anni della schiavitù in cui i neri furono traferiti in massa dall'Africa al Brasile, destinati a coltivare gli immensi latifondi coloniali, il mutamento dell'economia comportò anche un cambiamento della visione nei loro confronti. Nel frattempo la popolazione di colore cresceva con un indice demografico nettamente negativo, soprattutto perché gli schiavi non volevano vincolare a un futuro in catene le future generazioni, e il loro padrone arrivava ad obbligarli ad accoppiarsi per garantirsi la manodopera.

Nella seconda metà dell'800, il commercio degli schiavi si avviò al tramonto, e nel Brasile divenuto indipendente, si assistette a una primitiva fase di industrializzazione che comportava per il potere economico un diverso rapporto con il lavoro.

La politica della "porta aperta" all'immigrazione europea accelerò l'abolizione della schiavitù. Assieme alla legge del "ventre libero", che concedeva la libertà a tutti i nascituri, fu varato un provvedimento che vietava di occupare nuove terre, e così i neri furono costretti a offrire una manodopera concorrenziale a quella degli immigrati provenienti dal Vecchio continente, disponibili alla sottoccupazione e al lavoro più pesante e meno remunerato.

La liberazione dello schiavo si trasformò ben presto in emarginazione. Agli afro-brasiliani non rimaneva che sopravvivere e difendere la propria cultura, ribadire la propria identità nei confronti di una società in rapida trasformazione che li aveva sostanzialmente ghettizzati. Si sviluppò in questo modo il grande patrimonio rituale afro-brasiliano, che spazia dalle pratiche magiche alle danze come il maracatu e la samba, dove il movimento frenetico esprime da sempre l'ansia libertaria delle classi subalterne.

I problemi del passato sembrano però destinati a trasferirsi nel nuovo millennio. Oggi il Brasile si definisce una "democrazia multirazziale", caretterizzata dalla grande mescolanza di mulatti, meticci, nati dall'unione di bianci e indio e i cosiddetti "mamelucchi", discendenti di afro-brasiliani e indio. Eppure il razzismo è strisciante e il conflitto interetnico, sebbene mascherato, è presente. Si vorrebbe che i neri non avessero coscienza di questa tensione, nel nome di una pace sociale da conservare assolutamente. Sul piano politico non manca però chi si è fatto carico di istanze secolari. Il leader del "Movimento Negro Unificato", nato a San Paolo nel 1978, è Neguinho, che pur appartenendo alla sinistra extraparlamentare, supera gli steccati ideologici, e difende la specificità culturale nera.

La presenza di una coscienza sociale e politica ben precisa non è il frutto di tempi recenti. Chi sostiene che l'identità nera è un fenomeno recente, dimentica la vicenda delle varie "comunità" sorte nel secolo XVII in terra brasiliana. La più nota è quella di Palmares (1624-1694), creata da schiavi fuggiti dal latifondo dove lavoravano e rifugiatisi nella foresta. A Palmares furono ricreate condizioni di vita simili a quelle africane: la proprietà ad esenpio era collettiva. Per sessant'anni, sotto la guida di capi come Zumbì e Gange-Zumba, entrambi morti combattendo, gli abitanti della comunità si opposero con tutte le loro forze al potere coloniale, ma alla fine cedettero. I portoghesi usarono ogni mezzo per piegare la loro resistenza, ricorrendo persino alla guerra batteriologica. Alcuni neri catturati venivano contaminati dai virus di malattie contagiose, e successivamente liberati affinché potessero tornare nella comunità dove incosapevolmente diffondevano il morbo.

Per evitare che i gruppi etnici discriminati potesserro supportarsi a vicenda nella rivendicazione dei diritti, il governo dei "bianchi" diffuse persino l'idea che ci fosse una naturale incompatibilità e un'avversione reciproca tra neri e indio. Il matrimonio tra le due etnie veniva così rigorosamente vietato, e il motivo era semplice. I figli di un "negro" e di un'india avrebbero secondo l'usanza seguito la madre, privando il padrone della manodopera.

Se la schiavitù ha distrutto l'organizzazione sociale dei neri, è resistito il loro mondo di valori e di credenze, tramandati grazie ad uno spirito tipicamente africano, consapevole dell'importanza della memoria generazionale. Paradossalmente la povertà facilita la conservazione del proprio universo culturale, e chi riesce a farsi strada subisce gli influssi della cosiddetta "ideologia dell' imbiancamento": il nero giunge così a vergognarsi di essere tale. Nonostante tutto non mancano iniziative di sviluppo di una "coscienza" afro-brasiliana. La Giornata Nazionale della Coscienza Nera, celebrata in occasione dell'anniversario della morte di Zumbì, il capo della comunità di Palmares, attraverso la discussione e la sensibilizzazione dei mass media in più occasioni si è posta una serie di obiettivi: recuperare l'identità dei neri, assumendo la "negritudine" come rivalutazione dei valori individuali e comunitari di una società nuova.

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